Con l’arrivo della bella stagione, la sensazione di avere più tempo libero ci permette di gustare con calma qualche bel libro leggero o qualche pellicola, riscattandoci da un ozioso e pigro inverno.
Quale miglior momento per una bella recensione doppia?

Spesso si dice che la trasposizione cinematografica di un libro è profondamente diversa dal libro stesso. About a boy, libro scritto da Nick Hornby nel 1998, divenuto film per mano di Paul e Chris Weitz nel 2002, sembra fare proprio al caso nostro: si tratta di un’opera leggera e non impegnativa, la quale ci ha permesso, senza troppi sforzi, di fare un confronto diretto tra film e libro.

Questa è la storia di due differenti solitudini che ad un certo punto finiscono per incontrarsi. Da un lato Will Freeman, trentottenne fermamente convinto del suo status da single, mantiene la sua libertà sentimentale non legandosi a nessuno. Dall’altro lato Marcus Brewer, un dodicenne che, in seguito al trasloco causato dalla separazione dei genitori, fa fatica a integrarsi nella nuova scuola.  Niente e nessuno avrebbe mai pensato ad un incontro tra queste due rette parallele, eppure finiscono per scontrarsi causando un inevitabile, doloroso ma positivo cambiamento nelle loro vite.

About a boy è un romanzo che si fa leggere molto facilmente. Il volume narra in parallelo le storie Will e Marcus e, grazie a questo espediente il racconto risulta, da un mio punto di vista, essere molto scorrevole e leggero, solleticando più volte la curiosità del lettore. Alcune situazioni, però, sono fin troppo banali e semplici da intuire, ledendo un bel po’ il ritmo di lettura.
La trasposizione cinematografica, a cura dei fratelli Weitz, si discosta molto dalla loro precedente pellicola di successo, American Pie.
La regia rimane fedele alla narrazione di Hornby, senza troppe pretese tecniche o virtuosismi fuori luogo ma efficace, con alcune scene di tutto rispetto, capaci di creare l’atmosfera giusta.

I protagonisti Will e Marcus vengono caratterizzati in maniera differente nel libro e nel film, in quanto si evidenziano aspetti diversi nelle diverse opere.
Nel libro Will può esser considerato il protagonista secondario. È un uomo che non fa segreto del suo esser menefreghista, egoista e bugiardo di natura, anzi ne fa uno stile di vita. Amante della musica in generale, dai Nirvana a Snoop Dog, possiede una vasta collezione di vinili e vive di rendita grazie ai diritti d’autore di una vecchia canzone natalizia composta dal padre. A mio parere è un uomo che, il più delle volte, scade nel banale.
Marcus è invece, il vero protagonista del libro. Un dodicenne succube di una madre hippie depressa, che non riesce a integrarsi con gli altri. Nonostante questo, però, affronta la vita a e testa alta, cercando di non farsi travolgere dalle situazioni, anzi, ambendo a risolverle. Fin dalle prime pagine però, il personaggio di Marcus non mi è andato a genio: i suoi modi da saccente, da uomo vissuto, non hanno aiutato a farmelo apprezzare.
Nel film a prevalere nella narrazione risulta però Will (interpretato da Hugh Grant), a discapito di Marcus (interpretato da un giovanissimo Nicholas Hoult). Viene da pensare che questa scelta logistica sia dovuta soprattutto alla fama di Hugh Grant, eclissando invece il giovane attore. Nonostante ciò, la caratterizzazione di Marcus resa dall’artista ottiene una nota di merito, in quanto capace di immedesimarsi in quel complicato ragazzino descritto da Hornby.
Il risultato finale però, rende Will-centrica la narrazione, portando lo spettatore a immedesimarsi più sul superficiale e immaturo carattere dell’uomo, ampliamente trattato in altri film, piuttosto che sul prematuro Marcus.

Nonostante la facilità di lettura, il romanzo presenta delle tematiche importanti.

All’improvviso ho realizzato che due persone non bastano, ci vuole un appoggio. Se si è soltanto in due e uno perde la testa, rimane da solo. Due non è un buon numero… 

La solitudine vissuta, in differente modo, da Will e Marcus è il leitmotiv di tutta la narrazione, accompagnando i protagonisti nella loro evoluzione. Se da un lato la ricercata libertà di Will viene rovesciata dalla costante presenza di Marcus, quest’ultimo comprende che in due persone (lui e la madre) non è possibile ottenere un equilibrio stabile, costringendo Will a entrare nella sua vita. Se nel romanzo la solitudine la si avverte come vissuta dai protagonisti, nel film questo viene a mancare, si ha la sensazione che sia qualcosa di lontano e non vissuto, rendendo la storia meno coerente.

Un altro tema molto sentito nel libro è il suicidio. Questo viene affrontato da molteplici e contrapposti punti di vista, ad esempio il tentativo di suicidio della madre di Marcus che, non trovando nessun motivo per andare avanti nella sua vita, decide di assumere una quantità letale di farmici. In antitesi il coraggio di affrontare questo pensiero da parte di Rachel, madre di un amico di Marcus, che trova nelle piccole cose la forza per continuare a vivere. In extremis, il suicidio di Kurt Cobain, leader dei Nirvana che, con il suo gesto, sconvolge un’intera generazione di fan. Questi ultimi due punti di vista sono totalmente assenti nella sceneggiatura del film, non affrontando dunque questa tematica.

Come visto finora, sono numerose le differenze tra libro e film: Marcus nel libro porta capelli ricci, mentre nel film li ha lisci. Will nel libro ha 36 anni, mentre nel film è un 38enne. Nel film è totalmente assente qualsiasi riferimento alle droghe e ai Nirvana, proprio per questo anche il finale risulta essere differente tra le due opere.

Concludendo, entrambe le opere riescono nel loro intento di rendersi fruibili ai più, occupando “poche unità di tempo” nell’arco della giornata: sono entrambi consigliati, il libro come “lettura da ombrellone”, mentre il film durante una serata non impegnativa.


Curiosità.

  • Marcus, durante il film, allude al film Il sesto senso; è curioso in quanto l’attrice che interpreta la madre di Marcus, Toni Collette, ha interpretato anche la mamma di Haley Joel Osment, protagonista di Il sesto senso.
  • Quando Will descrive la sua giornata, si vede digitare l’URL www.supermodelswithseethroughtops.com che esiste realmente (provare per credere).
  • La citazione “No man is an island” che Will attribuisce a Jon Bon Jovi in realtà è stata scritta da John Donne nel 1624 nelle “Meditation XVII“. Viene attribuita a Jon Bon Jovi perché il testo di una sua canzone, Santa Fe, inizia proprio con quelle parole.
  • La canzone che Marcus canta a scuola, rischiando la derisione, è Killing me softly with his song.
  • Nella stanza di Marcus è presente il poster del film del 1998 di Robin Williams, Patch Adams, il quale amava molto i bambini.
  • Nel romanzo, il negozio dove Will compra il disco dei Nirvana a Marcus è il Championship Vinyl, negozio del protagonista del precedente romanzo Alta fedeltà.
  • Il titolo del libro è un riferimento alla canzone dei Nirvana About a girl.
  • Il film che Will sceglie di vedere durante la Vigilia di Natale è La moglie di Frankenstein del 1935 diretto da James Whale.

 

a. & t.

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