Cosa accadrebbe se Wes Anderson e Tim Burton decidessero di fare insieme una serie?

La risposta ricade senza dubbio nella visione del recente prodotto Netflix Una serie di sfortunati eventi”, che ha fatto molto parlare di sé.

Ripresa dalla omonima serie di 13 libri firmata Lemony Snicket (pseudonimo di Daniel Handler), risulta un valido tentativo di metter i puntini sulle i rispetto al film uscito nel 2004: assumerò dunque l’arduo compito di confrontare questi due prodotti, molto diversi tra loro, cercando di essere il più obiettivo possibile.

La trama.

Chi non conosce la storia degli orfani Baudelaire?
Ambientata durante la rivoluzione industriale, VioletKlaus Sunny Baudelaire hanno perso i genitori e la loro casa per un incendio. Violet (Malina Weissman/Emily Browning), la fervida inventrice, Klaus (Louis Haynes/Liam Aiken), l’avido lettore e Sunny (Presley Smith/Kara & Shelby Hoffman), che ama tanto morder qualsiasi cosa, vagano senza fortuna alcuna di tutore in tutore, incontrando lungo la loro strada personaggi assurdi. Il loro arci-nemico è il malvagio Conte Olaf (Neil Patrick Harris/Jim Carey), un attore decaduto che, per impossessarsi dell’ingente patrimonio degli orfani progetta i piani più astrusi per riuscirci.

La regia.

Entrambi sono proiettati allo stile Steampunk, ovvero l’uso di tecnologie anacronistiche per l’epoca in cui è ambientata la storia.
A rendere interessante la narrazione tratti di grottesca vivacità, senza sdegnare comunque il più bieco cinismo (evidente soprattutto nella serie).
Numerosi i rimandi al mondo televisivo e allo stesso Netflix, con piccole frecciatine ad hoc.
Ho apprezzato il Lemony Snicket, interpretato da Patrick Warburton  nella serie, che si prende la libertà di rompere la quarta parete (alla Woody Allen, per intenderci) intraprendendo il ruolo del grillo parlante di Pinocchio.
Meno presente nel film, interpretato da Jude Law nel quale fa pochissime comparse nella penombra del suo studio.
Altri aspetti ampiamente presenti nella serie Netflix, a rispetto dei romanzi, sono la mitologia, le sottotrame, i giochi di parole, estremamente trascurati se non addirittura travisati nel film.

Le musiche.

Nella serie, la sigla cambia di volta in volta, narrando le vicissitudini del Baudelaire musicandole con lo stesso motivetto. Di meno vanto la colonna sonora che, seppur originale (come nel film) non riesce a emergere.

Il doppiaggio.

A parer mio trovo più adeguata la voce data nel film da Roberto Pedicini al conte, leggermente più grottesca e profonda, piuttosto che quella di Nanni Baldini, che meno inquieta.

Fedeltà con il libro.

La serie Netflix segue molto più accuratamente la narrazione del libri rispetto al film, il quale fa nettamente meno riferimenti ad esempio all’occhio, oggetto centrale nella sottotrama.

Curiosità.

Una curiosità risiede nei titoli dei 13 libri: in ognuno (ma non nell’ultimo) è presente un’allitterazione, sia in lingua originale che in italiano: Un infausto inizio, La stanza delle serpi, La funesta finestra, La sinistra segheria, Il vile villaggio, e così via.
Inoltre il numero 13 ha un valore profondamente simbolico: la serie è uscita di venerdì 13 (giorno notoriamente sfortunato) come il primo dei 13 libri.I romanzi hanno un titolo di 13 lettere e  Lemony Snicket è composto di 13 lettere.

In conclusione, Una serie di sfortunati eventi propone una storia fresca e avvincente, capace di entusiasmare grandi e piccini. Se si è affezionati alla collana dei libri, consiglio vivamente la visione della serie Netflix. Se invece ancora non si conosce la loro storia, potreste invece iniziare con la visione del film.

Voto film: 6.
Voto serie Netflix: 7+.

a.

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