Come già anticipato nel wrap up del mese di Marzo, uno dei libri che maggiormente e inaspettatamente mi ha delusa è stato Venuto al mondo di Margaret Mazzantini. Di solito non mi diletto nella stesura di recensioni di libri che non mi sono piaciuti, ma per questo romanzo ne sento la necessità. Su vari siti, avevo letto recensioni super positive e anche la trama mi aveva incuriosita parecchio.

Gemma decide, sotto invito di Gojko, di partire con Pietro, suo figlio sedicenne, alla volta di Sarajevo. In questo luogo la donna rivivrà il suo passato, ricomponendo uno dei tasselli fondamentali della sua vita di donna e madre.

In questi termini la trama preannuncia una narrazione piena di emozioni e, a dirla tutta, anche io molte volte durante la lettura mi sono emozionata. Non è solo la storia della vita di Gemma ma è anche la storia di Sarajevo, una città che un giorno ospita i bellissimi giochi Olimpionici e il giorno dopo si vede dilaniata e distrutta dalla guerra. Leggere, sentire e percepire come la vita, le emozioni e l’anima dei personaggi si plasmino sulla situazione che vige in città è meravigliosamente triste ma, ahimè, è l’unica nota positiva che sono riuscita a catturare, tutto il resto è stato un grande “no”.

La narrazione è stata la prima cosa che mi ha fatto storcere il naso. Presente e passato si rincorrono, si fondono e confondono dando forma a un nodo di parole e sentimenti, così ingarbugliato, che molte volte rende difficile andare avanti con la lettura. Le descrizioni alle volte son così tanto, troppo, dettagliate che la lentezza diventa padrona della pagina. Questa flemma, persistente, viene accentuata, in maniera spropositata a mio parere, dai personaggi del libro: siano essi protagonisti principali o secondari.
Gemma, protagonista e voce narrante dell’intero romanzo, ha messo a dura prova i miei nervi. Eterna insoddisfatta della sua vita e sopratutto di se stessa, cerca negli altri il motivo per distruggerli. Consapevolmente o inconsapevolmente, questo ancora non mi è chiaro, scava nella vita, nelle abitudine e nei gesti degli altri per sputare sentenze ricche di veleno. È anche vero che personaggi di questo – basso – calibro si incontrano un po’ in tutti i romanzi, ma Gemma riserva un’ulteriore dote: l’egoismo. Infatti, se ben presente in tutti i soggetti presenti nel volume, questa donna risulta esserne un concentrato. Ciò lo si evince dalla narrazione troppo focalizzata sul suo personaggio il quale, a mio parere, è di una banalità spaventosa. Egocentrica nel primo matrimonio, egocentrica nel primo viaggio a Sarajevo, egocentrica nell’amore con Diego, egocentrica nel voler diventare madre: non esiste altro essere all’infuori di lei. Gemma esiste per se stessa e per veder crollare gli altri tanto che, per raggiungere la sua felicità, arriva a fare delle proposte che, per quanto mi riguarda, non stanno né in cielo e né in terra.
Diego è il ragazzo che tutte sognano. Bello, intraprendente e artista. Non gli manca nulla, peccato però che sia troppo perfetto per essere reale. Si prende cura di Gemma più di quanto non si sia preso cura di se stesso, asseconda ogni sua richiesta. Appena finito di leggere il romanzo ho odiato Diego, ma ora più passa il tempo e più sento quanto sia stato vittima di un amore troppo crudele. Un amore che gli ha mangiato la vita lasciandolo vuoto, come un profugo di guerra. Un palazzo esploso con Gemma, la guerrigliera, che si aggirava tra le sue rovine. Intrappolato, a mio parere, in un qualcosa ormai finito, Diego offre a Gemma il frutto del suo egoismo esaudendo il suo ultimo e assurdo desiderio. Vittima e carnefice allo stesso tempo, forse è l’unico personaggio degno di una piccola nota positiva.
Gojko il poeta bosniaco è piatto, scialbo. La sua unica funzione è quella di essere filo rosso che collega Gemma al suo passato. Un filo di Arianna da ripercorrere per scoprire cosa accadde veramente sedici anni prima.

Poteva essere un bel libro ma, secondo me, si è trasformato in un’ode all’io di Gemma e di come questa donna abbia salvato un bambino dalla guerra. Ma io, arrivata ad un certo punto, non volevo più sapere di come fosse venuto al mondo Pietro. Volevo sapere di Sarajevo, di cosa succedeva in quei giorni e delle sue ferite. Invece, mi son ritrovata a leggere dell’egoismo smisurato di una donna.

t.

Annunci

2 pensieri su “VENUTO AL MONDO: ODE ALL’EGOISMO.|| RECENSIONE.

  1. Non ho ancora letto nulla della Mazzantini, e non sapevo bene da cosa cominciare; cosa mi consigli? Dopo la tua recensione non me la sento di prendere in mano Venuto al mondo. Il film invece l’hai visto?

    Liked by 1 persona

    1. Ho letto tre libri della Mazzantini e l’unico che mi sento di consigliarti è “Non ti muovere”, da cui è stato tratto anche il film che ti consiglio di vedere. Per quanto riguarda il film di “Venuto al mondo”, no ancora non l’ho visto. Dopo l’esperienza del libro, non me la sento di sorbirmi pure il film!

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...