Sono il guardano del faro” è un libro dello scrittore e saggista francese Éric Faye, in Italia è edito Racconti edizioni.

I nove racconti presenti al suo interno hanno tutti come soggetto principale il viaggio verso mete ignote. I vari protagonisti per il lettore non hanno né volto né nome. Ciò che si sa di loro è la condizione del viaggio: verso altri orizzonti e altre destinazioni le quali, utopiche o reali che siano, verranno affrontate guardando all’esistenza come un percorso spinoso e indeterminato.
A mio parere tre sono i temi affrontati da Faye in questi racconti. Il primo è quello dell’attesa: l’oggetto del desiderio lontano dall’uomo che lo brama diviene attesa spasmodica e continua. Un intervallo di tempo che sembra quasi infinito, irraggiungibile ma che diviene, per l’uomo, pensiero fisso.
Il secondo è quello, forse, più delicato: la solitudine dell’uomo. Questo tema viene affrontato magistralmente e delicatamente nel racconto “Il vento delle 6.18”: a causa di un errore di stampa sulle cartine ferroviarie la cittadina di Taka-Maklan perde la sua stazione 2017-03-04-14-50-37ferroviaria e con essa anche la sua esistenza come città. Difatti, pur continuando ad essere abitata, il resto del mondo l’ha dimenticata. Da qui, la solitudine sentita come oblio esistenziale, un uomo vivo ma dimenticato dal mondo.
Il terzo tema, i rimpianti e le perdite di una vita, viene ripreso in più racconti. Tra le varie narrazioni che riprendono questo topic, una mi ha colpita maggiormente: “I mercanti di Nostalgia” dove attraverso un ricordo il narratore verrà a conoscenza di “cosa sarebbe potuto accadere se solo fosse stato…
Sono il guardiano del faro” è l’ultimo racconto il quale, oltre ad inglobare le tre tematiche sviluppate da Faye, da anche il nome all’intero volume.
Il protagonista di questa narrazione è lo stesso guardiano del faro, il quale conduce una vita fatta di monotonia e solitudine. Ogni contatto con il mondo che conosce è interrotto: circondato dal mare, la sua unica mansione è quella di segnalare la sua presenza. Il lavoro viene svolto impeccabilmente ogni giorno da ormai svariati anni in attesa di una visita dell’ispettore del Ministero. I giorni però passano e la necessità di contatto umano, sempre più incalzante, portano il protagonista a fantasticare su una luce vista all’orizzonte. L’uomo immagina che dietro quella luce ci sia un guardiano donna che lo osserva quotidianamente da lontano.

Sono il guardiano del faro” è una delicata e malinconica metafora sulla condizione dell’esistenza umana. La letture è scorrevole e piacevole, Éric Faye è in grado di creare delle situazioni che oscillano tra l’onirico e il reale capaci di catturare l’attenzione e la curiosità del lettore. Il libro è stata un bellissima scoperta, un tesoro sul fondo del mare che doveva essere solo aperto per poter sprigionare tutta la sua bellezza. Un valore aggiunto sono i titoli dei singoli racconti: così caratteristici e particolari che è impossibile resistere al loro richiamo.
Insomma, “Sono il guardiano del faro” è una piccola e preziosa lanterna che riesce ad illuminare la burrasca che forte e violenta si abbatte dentro ognuno di noi.

Il sentimento di aver messo la sua vita tra paretesi, d’averla appesa a un filo a gocciolare, non gli era poi così sgradito. Non voleva far altro che acquattarsi sul fondo, questo viaggio era solo un pretesto per fuggire, un modo per rendersi conto che non aveva legami da nessuna parte.

t.

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