Dopo aver visto T2: Trainspotting al cinema (vi lascio il link diretto alla recensione qui), la mia voglia di leggere il romanzo del primo Trainspotting è aumentata a dismisura. Curiosando da tra le mensole altrui, scopro piccoli tesori come

la videocassetta di Trainspotting – che fa molto anni ’90 – e un libro scritto da John Hodge, edito Mondadori. Quello che ho tra le mani, quindi, non è il romanzo scritto da Irvine Welsh ma la sceneggiatura del film.

La trama di Trainspotting è, ormai, nota alla maggioranza: Rent boy, Sick boy, Spud e Franco sono un gruppo di tossicodipendenti nella Edimburgo degli anni ottanta, i quali conducono una vita al limite della legalità. Pur essendo un romanzo di tipo corale, il protagonista è Rent boy il quale stanco della droga, della violenza e delle continue – e fallite – disintossicazioni, decide di cogliere un’occasione – un’ultima azione illegale – e fuggire lontano per ripartire da zero.

Mi sono avventurata nella lettura di questo libro – sceneggiatura senza sapere cosa aspettarmi ma ne sono rimasta sorprendentemente colpita. Il linguaggio utilizzato sia per la descrizione delle scene, sia per i dialoghi da perfettamente l’idea della scena che si sta per girare. Si legge facilmente in un paio d’ore. Il volume presenta, inoltre, un’introduzione e una postfazione molto interessante. Nell’introduzione a scrivere in prima persona è lo stesso Jhon Hodge che spiega al lettore com’è nata la sceneggiatura di Trainspotting e, soprattutto, il timore che ha avuto nel dover portare a termine un compito così grande.
Nella postfazione, invece, vi è presente una bellissima intervista fatta all’autore del romanzo Irvine Welsh. Rispondendo a poche ed essenziali domande fa comprendere lo spirito non solo del romanzo, ma anche dell’intero film. La risposta che più mi è piaciuta dell’intervista è stata quella alla domanda : “pensi che il film sarà fedele al tuo libro?”, Welsh a ciò risponde: “[…] io ho scritto il libro, ma il film lo sta facendo qualcun altro. Il punto – e il bello della cosa – è che in qualche modo verrà trasformato.” Questa stralcio di risposta oltre che essere, a mio parere, bellissima, è anche molto interessante. Di fatti fa capire come l’autore del romanzo più che volere una trasposizione alla lettera del suo romanzo – dalla carta al grande schermo – era curioso di vedere come la sua opera venisse interpretata da altri, quindi lasciare carta bianca allo sceneggiatore e fidarsi ciecamente delle sue “nuove” parole.

In conclusione posso affermare, senza alcun dubbio, che pur non essendo riuscita a leggere il romanzo di Trainspotting scritto da Irvine Welsh, la sceneggiatura scritta da Hodge ha soddisfatto (almeno momentaneamente) la mia curiosità.

E alla fine scegliete di marcire, dii tirare le cuoia in uno squallido ospizio, ridotti a motivo di imbarazzo per gli stronzetti viziati ed egoisti che avete messo al mondo per prendere il vostro posto. Scegliete il futuro. Scegliete la vita.

t.

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Un pensiero su “Trainspotting: il libro sceneggiatura. || Recensione.

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