Son passati più 20 anni dallo schiaffo a mano aperta ricevuto da Trainspotting, (opera letteraria di Irvine Welsh) ma nonostante ciò l’ematoma lasciato sulla pelle fa ancora male, vivido come fosse passato molto meno tempo.

Abuso di droghe, alcool e cinismo, musica perennemente ad alto volume, bagni fatiscenti; l’esasperante disprezzo verso la società consumistica degli anni ’90 viene rappresentato così esplicitamente da rendere il film, tratto dal sopracitato libro e diretto da Danny Boyle, un cult fin dall’uscita.

Abbiamo lasciato i nostri compagni di eccessi ad un bivio: Mark Renton (Ewan McGregor), dopo aver concluso, assieme al resto del gruppo, un affare con un trafficante di eroina decide di lasciarli scappando con i soldi guadagnati. La decisione di abbandonare gli amici, di cambiare vita, o meglio scegliere la vita, lo porterà a quella normalità, quella regolarità che tanto odiava e disprezzava. Questo è ciò che si leggeva nel sorriso e negli occhi di Mark nel finale del film del 1996: la speranza.

Ma con T2: Trainspotting, incontrando nuovamente gli occhi di un Mark invecchiato, possiamo fin da subito capire che la vita non gli ha riservato la tranquillità che tanto sperava. Di ritorno ad Edimburgo, raggiunge il suo ex migliore amico Simon “Sick Boy” Williamson (Jonny Lee Miller) che lo accoglie inizialmente con affetto, non dimentico però del torto subito anni prima.

“Ciao Mark. Allora, che hai combinato… in questi vent’anni?”.

Nel frattempo, il nostro simpatico Daniel “Spud” Murphy (Ewen Bremner) non riuscendo a vincere la dipendenza da eroina, decide di togliersi la vita: solo il tempestivo intervento di Mark, che nel mentre era andato a trovarlo, lo salverà.

All’appello manca l’irascibile Francis ‘Franco’ Begbie (Robert Carlyle), rimasto in prigione per tutto questo tempo covando odio, evade e incontra Simon stringendo un’alleanza ai danni di Mark.

La trama in questa prima parte del film prende i tuoi tempi, lasciando spazio alle scene oniriche, semicit. e qualche taglia e cuci del precedente lungometraggio, piccoli collage che rendono godibile la visione e l’immedesimazione. Ma il colpo ricevuto vent’anni fa, in questo film tarda ad arrivare: la crudezza delle immagini, i colpi bassi che non ti aspetti, in questo sequel lasciano spazio a qualcosa di più profondo e maturo.

Si continua come ai vecchi tempi a fare truffe, a sentirsi forti e indistruttibili.

In queste scene si può cogliere perfettamente il leit motiv del film: la nostalgia del passato. Aggiungete a ciò il riadattamento di alcuni pezzi della vecchia soundtrack, come Born Slippy dei Underworld (tramutata in Slow Slippy), assieme a qualche classico dei Queen e dei Blondie

Ma mentre Spud vive di ricordi, Franco ha tutt’altre intenzioni: incontrato casualmente Mark, intraprende un inseguimento con lui per regolare i conti e poter finalmente andare avanti con la propria vita, senza però riuscirci.

Personaggio su cui la narrazione converge è la compagna di truffe di Simon, Veronika, la quale intraprende un’ambigua relazione con Mark. È lei a notare le storie di Spud ed a incitarlo a continuare, notando del potenziale nei suoi semplici ma genuini racconti di eccessi.

 

È interessante notare l’intima corrispondenza tra i finali dei due film: Veronika si comporta nello stesso modo di Mark vent’anni prima, cogliendo l’occasione di poter cambiare vita.

Ad accompagnare i titoli di coda una interessante rivisitazione dei The Prodigy della intramontabile Lust for Life di Iggy Pop, un tentativo di elogio al passato.

T2 vuole essenzialmente differenziarsi dal precedente, portando lo spettatore a riflettere sulle conseguenze di una vita sregolata e priva di obiettivi, mostrandone le conseguenze. Contrappone alle forti scene d’impatto visivo (come non citare quella del neonato morto che gattona sul soffitto con la testa ruotata di 180 gradi) inquadrature meno opprimenti: basti pensare alle molte scene a cielo aperto, con i paesaggi suggestivi della Scozia.

L’evoluzione corale dei personaggi porta il film su un piano ben differente rispetto a quando li abbiamo lasciati anni fa. Il fanatismo del vecchio Mark è ormai passato, così come le surreali scene del primo film. Si sente la mancanza di quella sfacciata schiettezza del primo Trainspotting, quel disprezzo per il buonismo e la morale: proviamo anche noi nostalgia per quel film, accompagnati dai tanti richiami visivi e musicali innestati ad hoc nel lungometraggio di Boyle.

Chi si è seduto in sala con la pretesa di rivedere lo stesso genere di film, ne sarà sicuramente rimasto deluso: T2 non rende giustizia al tempo che scorre, tuttalpiù ne evidenzia l’incessante avanzata.

Chi invece è riuscito a veder il film senza troppe aspettative, ne resterà probabilmente soddisfatto.

 

 “Scegliete la vita. Scegliete Facebook, Twitter, Instagram, e sperate che a qualcuno da qualche parte freghi qualcosa. Scegliete di cercare vecchie fiamme, desiderando di aver agito diversamente. E scegliete di osservare la storia che si ripete. Scegliete il futuro. Scegliete i reality show, lo sputtanamento, e la diffusione dei porno. Scegliete un contratto a zero ore, un tragitto casa-lavoro di due ore e lo stesso per i vostri figli, e alleviate il dolore con una dose sconosciuta di una droga sconosciuta fatta nella cucina di qualcuno. E poi, fate un respiro profondo. Siete dei tossici? Allora fatevi! Ma fatevi di qualcos’altro. Scegliete le persone che amate. Scegliete il futuro. Scegliete la vita.”

Voto: 7.

a.

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2 pensieri su “Trainspotting 2: un sequel nostalgico

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