Ogni cosa è illuminata” è il primo romanzo di Jonathan Safran Foer, pubblicato nel 2002, e si ispira ad una vicenda personale dell’autore.

Il romanzo fa da contenitore a due viaggi paralleli, scritti da mani diverse, che ambientati in tempi diversi si intrecceranno fino a condurci, entrambi, alla stessa meta. Questi saranno intervallati dalle lettere che Alex scriverà a Jonathan, una sorta di diario epistolare dove il giovane ucraino chiederà consigli per la stesura del romanzo, e terrà informato Jonathan della sua vita.

Jonathan, giovane ebreo statunitense, si reca in Ucraina alla ricerca di Augustine, la donna che salvò suo nonno dai nazisti. Per questo viaggio, egli assume come guida Alex suo coetaneo e interprete, il nonno che crede di essere cieco, in qualità di autista e il suo cane-guida Sammy Davis Junior Junior.
Il racconto del viaggio del presente viene interamente affidato ad Alex e al suo eccentrico vocabolario, a tratti buffo e dolce, come quando utilizza le espressioni “fabbricare Z” al posto di dormire o “mi busso il petto” per scusarsi.
La ragione di questa scelta la ritroviamo tra le stesse pagine del libro:

il buffo è l’unico modo di raccontare una storia triste.” ,

perché, per quanto si possa sorridere in quasi ogni pagina, la storia che ci viene narrata ci lascerà con l’amaro in bocca,  ci renderà inevitabilmente tristi.

Il viaggio nel presente verrà intrecciato con il viaggio in un passato molto lontano. Foer ci accompagna nel piccolo Shtetl dove nacque la sua bis-bis-bis-bis-bis nonna, in circostanze molto particolari, e dove tutto ebbe inizio nel 1791. La voce narrante di questo viaggio è quella di Jonathan. Con lui vivremo ogni aspetto dell’animo umano: la vita, le tristezze, l’amore, la malattia, la morte, si condenseranno qualche volta tutte in una sola pagina dando il via a delle emozioni che forse solo tramite un colore o un’immagine sarei in grado di spiegare.

I viaggi cambieranno non solo i legami dei protagonisti, rendendoli più forti e più veri ma cambieranno anche il nostro modo di illuminare un ricordo: felici o tristi che siano bisogna sempre illuminarli perché è grazie a questi se noi oggi siamo ciò che siamo.

All’inizio la lettura non è stata delle più semplici, ma una volta presa familiarità con i diversi stili risulta essere piacevole e scorrevole. Un consiglio che mi sento di dare è quello di non sforzarsi a trovare i legami tra le varie storie, ma di assaporare lentamente ogni pagina del libro senza nessuna fretta.

t.

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